23/11/2015

Allarme per la tutela del Lambrusco con la proposta di liberalizzazione UE

La Commissione Europea potrebbe togliere dalla lista dei vini protetti i vini con nomi di vitigni, tra cui il Lambrusco, che non riportano nel nome un riferimento geografico. Lancia l'allarme Paolo De Castro, coordinatore per il Gruppo Socialisti e Democratici della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo. 

In tal modo anche il Lambrusco, tra gli altri, potrebbe essere prodotto legittimamente in altri Paesi.

In Emilia-Romagna, dichiara il presidente dell'Enoteca Regionale Pierluigi Sciolette, ''abbiamo varietà di vite storicamente autoctone. E non si capisce perché il Lambrusco che è uno dei vitigni più antichi d'Italia, ha mercato, ed è prodotto solo nelle province di Modena e Reggio Emilia, debba diventare di tutti. Ci stiamo occupando da tempo di questa questione e abbiamo trovato buona audience al ministero delle Politiche agricole. In Emilia-Romagna vengono prodotti più di un milione di ettolitri di Lambrusco; una produzione enologica a denominazione che vale oltre 500 milioni di euro. Ha fatto bene De Castro a sollevare pubblicamente una questione che tocca i nostri viticoltori, i nostri vini a denominazione, la nostra identità''. 

Puntare sull'identità territoriale e sulla divulgazione internazionale della certificazione DOC è fondamentale. Davide Frascari, presidente del Consorzio Tutela Vini Emilia, afferma che se sono confermate le scelte della commissione UE "sarebbero di gravità assoluta, perché vorrebbe dire poter commercializzare con il nome Lambrusco dei vini prodotti in altre zone. Poter usare in altri contesti il nome Lambrusco sarebbe devastante. Verrebbe reciso il forte legame col territorio." Le cantine di Modena e Reggio sono chiamate a deliberare per esprimere la forte contrarietà al provvedimento. "Nell'area di produzione siamo 7.000 aziende", conclude Frascari, "e quindi di fatto 7.000 famiglie, con 31 cantine sociali. Tra cui il Gruppo Cantine Riunite Civ, che con 2.000 soci è il primo gruppo vitivinicolo europeo per fatturato e dimensione."

"Il Lambrusco", afferma Ermi Bagni, direttore del Consorzio dei vini dell’Emilia, "è sicuramente il vino più importante fra i 52 interessati a livello nazionale in quanto si trova coinvolto in una discussione tecnica per la semplificazione dell’etichettatura coordinata dalla presidenza di turno spagnola che evidentemente si propone dei fini non dichiarati. La stessa Spagna che in una recente sentenza dell’alta Corte di Madrid, per ben due volte, ha dato ragione al nostro Consorzio, contro una azienda spagnola che voleva depositare un marchio Lambrusco Canottieri, motivando la decisione nell’esclusività territoriale riconducibile al territorio emiliano. Oggi l’Unione Europea sta mettendo in discussione le Denominazioni di origine sulle quali ha sempre puntato, aprendo le frontiere alla viticoltura del nuovo mondo che sicuramente ci creerà forti problemi dal punto di vista della competitività."

Molte istituzioni esprimono forte dissenso. Anche la Regione Emilia-Romagna: l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli, dice: "È vero che il Lambrusco non è di per sé una denominazione geografica, ma da sempre è identificato con varietà che invece hanno un preciso riferimento territoriale: Sorbara, Santa Croce, Castelvetro, nel Modenese, Montericco nel Reggiano. Non è un particolare di poco conto, ma la riprova che stiamo parlando di una famiglia di vitigni che sono tipici dell’Emilia e di una parte del mantovano, da sempre coltivati esclusivamente in queste zone e che  come tali sono identificati  in tutto il mondo. So che il ministero delle Politiche agricole sta seguendo la vicenda e che già nell’estate ha espresso motivatamente la propria contrarietà alla proposta della Commissione Ue di rivedere l’attuale regolamento che tutela i vini Dop e Igp. Come Regione sosterremo con forza  questa posizione nell’interessa dei nostri produttori e del nostro territorio”.

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